Contraffazione e sequestro di opere d’arte

di Massimiliano Lissi, Laura Parolini e Lucia Ferro

 

Ingresso mostra Amedeo Modigliani, Palazzo Ducale di Genova

 

I. LA CONTRAFFAZIONE E IL CASO MODIGLIANI

 

L’arte, fin dai tempi antichi, ha sempre avuto a che fare con la falsificazione e la contraffazione, ma è con l’arte moderna e contemporanea che il giro d’affari è aumentato a dismisura. Purtroppo, ormai l’andamento segue le leggi del mercato finanziario e là dove circola molto denaro sorgono situazioni anche al confine con la criminalità comune, come l’ingresso nel mercato dell’arte di quadri, sculture, opere contraffatte e con certificazioni siglate da Gallerie inesistenti, sedicenti esperti, talvolta anche critici corrotti.
Per avere un’idea della gravità e della diffusività del fenomeno basti pensare che, nell’ambito dell’operazione Pandora, l’Europol ha sequestrato tra ottobre e novembre 2016 ben 3.561 oggetti, tra opere d’arte e reperti archeologici ritenuti di grande valore culturale.
Tra i casi più recenti, tristemente noti alla cronaca, si colloca lo scandalo che ha colpito la mostra di Modigliani che si è tenuta al Palazzo Ducale di Genova tra maggio e luglio 2017, che è stata chiusa con tre giorni d’anticipo a causa di un’inchiesta della Procura genovese su un caso di presunti falsi. L’inchiesta, affidata ai carabinieri del nucleo operativo Tutela Patrimonio Culturale di Roma, è partita da un esposto presentato da un collezionista d’arte, che aveva sollevato dubbi sull’autenticità e sull’attribuzione di alcune delle opere esposte, supportati da una dichiarazione dello studioso d’arte Marc Restellini.
La Procura di Genova ha emesso un decreto di sequestro su ventuno opere fortemente sospettate di falso, al fine di effettuare una serie di rilievi scientifici, volti a risalire alla corretta datazione dell’opera; il consulente tecnico esaminati i quadri ha affermato trattarsi di opere “fortemente dubbie” in quanto non presenterebbero i tratti caratteristici del disegno di Modigliani. Custode giudiziale delle opere è stato nominato l’Ente Palazzo Ducale.

 

Comunicazione di chiusura anticipata della mostra dedicata a Modigliani presso il Palazzo Ducale di Genova

 

II. INQUADRAMENTO GIURIDICO DELLA CONTRAFFAZIONE

 

Il delitto di contraffazione di opere d’arte è stato introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento con la L. n. 1062/1971. Infatti, benché già la L. n. 364/1909 prevedesse fattispecie criminose afferenti la violazione di interessi relativi alla sfera artistica e altre figure criminose comparissero nella L. n. 1089/1939 a tutela dei beni culturali, nessuna disposizione sanzionava specificamente il falso d’arte. Pertanto, la giurisprudenza estendeva alle ipotesi di contraffazione e riproduzione di opere d’arte la L. n. 633/1941 o l’art. 485 c.p., avente ad oggetto il delitto di falsità in scrittura privata.
La L. n. 1062/71, legge Pieraccini, introdusse specifiche fattispecie criminose a tutela anticipata, attribuendo espressamente rilevanza delittuosa alla contraffazione, alterazione, riproduzione di reperti archeologici, oggetti di antichità o di interesse storico, opere d’arte di qualsiasi periodo esse fossero, comprese quelle di arte contemporanea; nonché alle successive condotte di autenticazione infedele e di detenzione per il commercio e di effettiva commercializzazione.
In seguito sono stati emanati il D.Lgs. n. 490/1999 e il D.Lgs. n. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio) che hanno riprodotto quasi integralmente le norme della legge Pieraccini.
Attualmente, quindi, le norme a tutela del patrimonio artistico sono contenute nel D.Lgs. n. 42/2004 che all’art. 178 prevede il reato di contraffazione di opere d’arte, distinguendo quattro fattispecie:

 

“È punito con la reclusione da tre mesi fino a quattro anni e con la multa da euro 103 a euro 3.099:
a) chiunque, al fine di trarne profitto, contraffà, altera o riproduce un’opera di pittura, scultura o grafica, ovvero un oggetto di antichità o di interesse storico od archeologico;
b) chiunque, anche senza aver concorso nella contraffazione, alterazione o riproduzione, pone in commercio, o detiene per farne commercio, o introduce a questo fine nel territorio dello Stato, o comunque pone in circolazione, come autentici, esemplari contraffatti, alterati o riprodotti di opere di pittura, scultura, grafica o di oggetti di antichità, o di oggetti di interesse storico o archeologico;
c) chiunque, conoscendone la falsità, autentica opere od oggetti, indicati alle lettere a) e b), contraffatti, alterati o riprodotti;
d) chiunque mediante altre dichiarazioni, perizie, pubblicazioni, apposizione di timbri od etichette o con qualsiasi altro mezzo accredita o contribuisce ad accreditare, conoscendone la falsità, come autentici opere od oggetti indicati alle lettere a) e b) contraffatti, alterati o riprodotti”.

 

Occorre analizzare brevemente le condotte descritte dalla norma. In particolare la lett. b) punisce condotte successive, inerenti la circolazione dei prodotti contraffatti, imitati, alterati: l’autore può non aver concorso all’attività di contraffazione. Oltre all’attività di vera e propria diffusione dell’oggetto contraffatto, sono represse condotte preparatorie, quali l’introduzione e la detenzione a fini di commercio.
Le lett. c) e d) puniscono, sul presupposto della conoscenza della falsità, l’una, la falsa autentica degli oggetti contraffatti, l’altra, l’operato di chi accredita l’oggetto, o contribuisce ad accreditarlo, con dichiarazioni, perizie, pubblicazioni, timbri, etichette o altri mezzi.
Il bene giuridico tutelato dall’art. 178 D. Lgs. n. 42/2004 è l’interesse commerciale alla trasparenza del mercato artistico, con la protezione dell’acquirente dalle frodi. Si tratta, secondo la giurisprudenza prevalente, di una fattispecie plurioffensiva, avente ad oggetto non solo il mercato delle opere d’arte, ma anche il patrimonio artistico e la pubblica fede.
La norma prevede due pene accessorie: se i fatti sono commessi nell’esercizio di un’attività commerciale la pena è aumentata e alla sentenza di condanna consegue l’interdizione a norma dell’art. 30 c.p.; la sentenza di condanna, inoltre, è pubblicata su tre quotidiani con diffusione nazionale designati dal giudice ed editi in tre diverse località.
Costituisce, invece, misura di sicurezza la confisca obbligatoria degli esemplari contraffatti, alterati o riprodotti. All’articolo successivo il legislatore ha escluso ogni responsabilità allorché al momento dell’esposizione o della vendita venga esplicitamente dichiarata, mediante annotazione scritta sull’opera o sull’oggetto, la non autenticità delle opere falsificate, ritenendosi attenuata o del tutto elisa l’offesa al bene giuridico. L’attività di riproduzione, pertanto, è lecita purché l’imitazione sia trasparente (Cassazione, 4 novembre 2003, Viglietta).

 

L’art. 178 D. Lgs. n. 42/2004 stabilisce che “è sempre ordinata la confisca degli esemplari contraffatti, alterati o riprodotti delle opere o degli oggetti indicati nel comma 1, salvo che si tratti di cose appartenenti a persone estranee al reato. Delle cose confiscate è vietata, senza limiti di tempo, la vendita nelle aste dei corpi di reato”.
Lo scopo di tale previsione normativa è quello di mitigare il rischio che le opere e i reperti dichiarati falsi circolino liberamente, e da ciò consegua un nuovo inquinamento del mercato artistico, un danno patrimoniale ai successivi acquirenti e, conseguentemente, nuovi processi. La norma appare conforme all’art. 240, co. 2, c.p. che dispone la confisca obbligatoria delle cose la cui fabbricazione, l’uso, il porto, la detenzione e l’alienazione costituisce reato: infatti, le opere di pittura, scultura, grafica e di antichità o i reperti di interesse storico o archeologico contraffatti, alterati o riprodotti rientrano tra le cose la cui realizzazione, detenzione e commercio costituisce reato. Tuttavia, l’art. 178 D.Lgs. n. 42/2004, a differenza della norma del codice penale, esclude la confisca allorché la res appartenga a persona estranea al reato. Dottrina e giurisprudenza si sono a lungo interrogate sul significato da attribuire ai concetti di “appartenenza” e di “persona estranea al reato”. In particolare, quanto al primo, si è affermata la necessità di aderire a un’interpretazione restrittiva della locuzione, e quindi di identificare l’appartenenza a terzi con la proprietà di terzi, stante la necessità di tutelare la fede pubblica. Quanto al concetto di estraneità al reato, si ritiene che estraneo al reato sia solo l’acquirente di buona fede, per tale intendendosi l’acquirente a cui non possa essere mosso alcun addebito di negligenza.
Va ancora precisato che, nel caso in cui l’imputato sia prosciolto (per es. per prescrizione), la giurisprudenza più recente pretende, affinché il giudice possa ordinare la confisca, che egli compia un accertamento incidentale, equivalente a quello contenuto in una sentenza di condanna, della responsabilità dell’imputato e del nesso di pertinenzialità tra l’oggetto della confisca e il reato.

 

III. PROGETTI DI RIFORMA

 

Proprio il dilagare del fenomeno della contraffazione delle opere d’arte e la necessità di dare una risposta sanzionatoria più efficace sono all’origine del disegno di legge di riforma del codice penale approvato il 22 giugno 2017 dalla Camera dei Deputati in attesa di completare l’iter parlamentare.
Il progetto di riforma prevede l’introduzione nel codice penale di un nuovo titolo VIII bis intitolato “delitti contro il patrimonio culturale”.

 

In particolare, il testo fa assurgere a fattispecie di reato autonomo i seguenti delitti:

 

  • Furto di beni culturali (art. 518-bis c.p.), punito con la reclusione da 2 a 8 anni che sale dai 4 a 12 anni in presenza delle circostanze aggravanti.
  • Appropriazione indebita di beni culturali (art. 518-ter c.p.), punita con la reclusione da 1 a 4 anni. Con questa fattispecie si punisce chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria di un bene culturale altrui di cui abbia il possesso.
  • Ricettazione di beni culturali (art. 518-quater c.p.), punita con la reclusione da 3 a 12 anni e si applica anche quando l’autore del delitto da cui i beni culturali provengono non è imputabile o non è punibile, ovvero quando manca una condizione di procedibilità.
  • Riciclaggio di beni culturali (art. 518-quinquies c.p.), punito con la reclusione da 5 a 14 anni.
  • Illecita detenzione di beni culturali (art. 518-sexies c.p.), punita con la reclusione da 6 mesi a 5 anni e con la multa fino a 20.000 euro. Con questa fattispecie si punisce chiunque detiene un bene culturale conoscendone la provenienza illecita. Si tratta di una fattispecie penale al momento estranea all’ordinamento, che ricorre quando il fatto non integri gli estremi della ricettazione.
  • Violazioni in materia di alienazione di beni culturali (art. 518-septies c.p.), punite con la reclusione fino a 2 anni e la multa fino a 80.000 euro.
  • Uscita o esportazione illecite di beni culturali (art. 518-octies c.p.), punite con la reclusione da 1 a 4 anni o con la multa da 258 a 5.165 euro. Il provvedimento sposta nel codice penale il delitto di cui all’art. 174 del Codice dei beni culturali.
  • Danneggiamento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici (art. 518-novies c.p.), puniti con la reclusione da 1 a 5 anni. La fattispecie punisce chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende infruibili beni culturali o paesaggistici.
  • Danneggiamento, deturpamento, imbrattamento colposi di beni culturali o paesaggistici (art. 518-decies c.p.), fissata fino a due anni di reclusione la pena per chi, colposamente, danneggia, deturpa, imbratta beni culturali o paesaggistici.
  • Devastazione e saccheggio di beni culturali (art. 518-undecies c.p.), puniti con la reclusione da 10 a 18 anni. La fattispecie penale troverà applicazione al di fuori delle ipotesi di devastazione, saccheggio e strage di cui all’art. 285 c.p. quando ad essere colpiti siano beni culturali, istituti e luoghi della cultura.
  • Contraffazione di opere d’arte (art. 518-duodecies c.p.), punita con la reclusione da 1 a 6 anni e la multa fino 10.000 euro. La riforma inasprisce la sanzione e sposta nel codice penale l’attuale delitto di contraffazione.
  • Casi di non punibilità (art. 518-terdecies c.p.), esclusa la punibilità di colui che produce, detiene, vende o diffonde opere, copie o imitazioni dichiarando espressamente la loro non autenticità.
  • Attività organizzate per il traffico illecito di beni culturali (art. 518-quaterdecies c.p.), punita con la reclusione da 2 a 8 anni. La fattispecie punisce chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto o vantaggio, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, trasferisce, aliena, scava clandestinamente o comunque gestisce illecitamente beni culturali.
  • Aggravante in materia di tutela dei beni culturali o paesaggistici (art. 518-quinquiesdecies c.p.), prevista un’aggravante (la pena è aumentata da un terzo alla metà) da applicare a qualsiasi reato che, avendo ad oggetto beni culturali o paesaggistici, cagioni un danno di rilevante gravità oppure sia commesso nell’esercizio di un’attività professionale o commerciale.
  • Ravvedimento operoso (518-sexiesdecies c.p.), sconto di pena (dalla metà a due terzi) per chi si sia efficacemente adoperato per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato o per la individuazione degli altri responsabili ovvero dei beni provenienti dal delitto.
  • Possesso ingiustificato di strumenti per il sondaggio del terreno o per la rilevazione dei metalli (707-bis c.p.), inserita anche una nuova contravvenzione: si punisce con l’arresto fino a 2 anni chiunque sia ingiustificatamente colto in possesso di strumenti per il sondaggio del terreno per la rilevazione dei metalli in aree di interesse archeologico.

 

Le pene sono aumentate rispetto alle corrispondenti fattispecie comuni; è prevista un’aggravante se il reato è commesso da un professionista e si applica l’interdizione dalla professione. L’aumento delle pene, oltre a rafforzare la deterrenza, ha un effetto di “trascinamento” utile sugli strumenti processuali, tra i quali l’arresto in flagranza, il processo per direttissima, le intercettazioni telefoniche. Viene inoltre razionalizzata la materia degli sconti di pena e dei benefici per chi collabora con la giustizia e permette il recupero di beni trafugati.

Viene prevista una pena per mendaci dichiarazioni in sede di esportazione di beni culturali. Infine, il disegno di legge prevede che le forze dell’ordine e gli ufficiali di polizia giudiziaria siano dotati di strumenti di maggiore efficacia nel perseguire i reati contro il patrimonio culturale. A riguardo, sono estese al delitto di attività organizzata finalizzata al traffico di beni culturali le operazioni sotto copertura e i siti civetta su internet già previsti per altre, gravi tipologie di delitti.

 

È sempre obbligatoria la confisca dei beni che rappresentano il prodotto o il profitto del reato e delle cose che servirono per commetterlo, o del denaro e dei beni di valore equivalente nella disponibilità del condannato. Infine, si estende ai nuovi delitti contro il patrimonio culturale la responsabilità degli enti.

 

Contraffazione e sequestro di opere d’arte – ART&LAW n. 4 

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