L’Opera d’Arte come Asset Class

Il mercato mondiale dell’arte vale circa 45 miliardi di dollari al 2016 con Europa e Americhe (UK e USA in primis) come leader. Grazie a un miglior accesso alle informazioni rispetto al passato, si rileva un progressivo abbandono delle aste pubbliche in favore delle negoziazioni private, in grado di garantire maggior privacy.

 

Mercato Globale delle Opere d’Arte – [$ mld, 2016] – Tefaf Art Market Report 2017

 

Pur permanendo il fattore emotivo, l’opera d’arte costituisce un’opportunità di investimento e diversificazione, con tre fattori distintivi: scarsa liquidità (ha un’unicità intrinseca), dividendo estetico (il piacere garantito dal solo possesso dell’opera) e incertezza sul prezzo.

Prezzi e performance dipendono da vari fattori: oggettivi (provenienza, stato di conservazione…) e indotti (esposizioni periodiche, rappresentanza di gallerie, favore dei dealer…).

 

Mercato delle Opere d’Arte per Continente, 2016 – [$ mld, 2016] – Tefaf Art Market Report 2017

 

Il principale luogo di formazione dei prezzi è tuttora la vendita all’incanto e in alcuni casi i valori sono sensazionali. Sul fronte delle rivalutazioni si segnala il Gradiva di Dalì, acquistato nel 1995 per 55 mila dollari e rivenduto nel 2015 per 1,21 milioni.

L’acquisto di un’opera dal valore destinato auspicabilmente a crescere qualifica l’odierno mercato dell’arte. Per definire un valore corretto e ottimizzare l’allocation, una valutazione periodica dell’asset è fondamentale; una combinazione di Net Asset Value (metodo di valutazione delle quote dei fondi immobiliari) e Value at Risk (criterio di valorizzazione delle attività finanziarie su diversi orizzonti temporali) sembra essere l’approccio più idoneo.

 

Top 10 Vendite all’Asta di Opere d’Arte nel 2016 – Tefaf Art Market Report 2017

 

Al 2015-2016 risale la proposta di una Borsa europea per le opere d’arte: un mercato regolamentato per i proprietari intenzionati a vendere quote del proprio asset.

I paesi anglosassoni offrono intanto diverse soluzioni finanziare con l’arte vista come collateral: si tratta di finanziamenti garantiti da opere d’arte, che mostrano alta variabilità e costi elevati. Gli utenti tipo sono due: collezionisti/imprenditori in cerca di liquidità >funzionale e collezionisti/imprenditori che vogliono estinguere debiti pregressi.

Ad oggi nel nostro paese l’offerta di istituti bancari e società di wealth management si circoscrive a servizi di art advisory standard, quali supporto alla valutazione e consulenza assicurativa/fiscale. In Italia, decimo paese al mondo per vendite all’asta (140 milioni di dollari nel 2016), la marketability delle opere di maggior valore incontra dei freni (obbligo di notifica, diritto di seguito, imposizione tributaria, uso come spia per accertamenti fiscali…). In aggiunta, l’oggetto d’arte è di non facile lettura per i non addetti ai lavori e scarsamente appetibile per gli istituti di credito in caso di default.

Si rende dunque auspicabile la figura di un pivot tra istituzioni finanziarie e mercato capace di garantire: al collezionista rapidità di accesso alla liquidità, agli istituti di credito l’individuazione di un promissario acquirente del bene oltre all’ampliamento della base clienti. I requisiti dell’intermediario spaziano tra indipendenza, padronanza delle dinamiche di fondo, vision imprenditoriale e competenze trasversali.

 

L’opera d’arte come asset class – BeBeez – di Antonella Negri-Clementi e Giovanni Campisi (Global Strategy)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *